Illustrazione: Leo Espinosa

“Spegni quel coso!”

“Eddai, ancora 5 minuti!”

Tutti prima o poi sentirete questo scambio o ne sarete protagonisti nella vostra vita, pane quotidiano per chi ha un figlio adolescente o pre-adolescente e si sa che la metà dei genitori fissa l’inizio della pre-adolescenza attorno ai 3 anni.

Genitori impietriti di fronte alle richieste esasperanti dei loro figli, bambini attratti come falene da qualsiasi cosa si accenda e produca fasci luminosi: televisori, computer, telefoni, tablet, frigoriferi.

Ma com’è stato possibile che questo accadesse? 

Vogliamo credere alla favoletta della società e del mondo capitalistico infame che hanno corrotto i nostri figli? A quella dei bambini oppressori di noi genitori che non possiamo dire di no e in fin dei conti non possiamo isolarli dal mondo? O a quella dell’importanza di accedere al mondo digitale quanto prima?

Entriamo nel vivo dell’argomento esplorandolo da 3 prospettive: aspetto emotivo, aspetto neuroscientifico, aspetto pedagogico.

3 vie differenti che vedrete ci condurranno tutte verso la stessa direzione.

ASPETTO EMOTIVO

Tra le varie eredità di questa pandemia vorrei che rimanesse la nostra responsabilità e sincerità di adulti.

Vorrei che non giocassimo sporco cercando terzi responsabili della dipendenza dei nostri figli e che non peccassimo di scorrettezza dicendo che prima della pandemia questo non fosse già un enorme problema, vorrei che dicessimo che noi lo abbiamo creato.
La clausura può averlo fatto emergere in lettere di fuoco ma credetemi, era già presente.

Si dice che i bambini e i ragazzi vadano dove sentono amore, ma anche che i bambini costruiscano la visione del mondo che noi gli offriamo.

Siamo noi che li invitiamo ad un banchetto, apparecchiamo loro, posizioniamo le pietanze sulla tavola imbandita e poi ci arrabbiamo perchè mangiano e chiedono il bis di alcuni cibi che non vorremmo mangiassero, pur avendoglieli offerti noi.

Esattamente quello che avviene con la tecnologia.

Siamo stati noi i primi ad aver acceso degli schermi, ad aver posizionato tv al centro dei nostri salotti come buddha al centro di un tempio, ad aver dato loro valore di calore e serenità, (“io la sera mi voglio riposare e voglio guardarmi la tv in santa pace”).

Noi quelli che non abbiamo voluto rinunciare a questi rituali quando sono nati i nostri figli, noi che li abbiamo allattati davanti gli schermi e a tal proposito mi viene in mente l’immagine di una giovane mamma che allattava il figlio di 13 mesi mentre si guardava comodamente Psyco e con il telefono chattava (vi invito a leggere questo articolo come approfondimento: https://hundredsofbuddhas.com/2018/10/19/quando-allatti-spegni-la-tv/).

Sempre noi, quelli che gli hanno acceso le tv perchè troppo affaticati, troppo sguarniti da strumenti e li abbiamo piazzati lì davanti soprattutto nei momenti in cui loro avevano più bisogno di noi e sapete, la mente degli umani è strana e strane sono le connessioni che fa, cadendo facilmente nella trappola: “voglio i miei genitori+ho bisogno di attenzioni+non mi sento ascoltato+loro mi danno uno schermo=lo schermo è la risposta alle mie emozioni”.

Avete presente quelli che stanno da soli a casa e accendono la tv per avere compagnia pur senza guardarla? Ecco, questo meccanismo qui è quello che instilliamo noi nei nostri amati piccoli bambini.
Siamo stanchi, siamo affamati di tempo per noi, siamo sfibrati dalle giornate e infuriati perchè no, non lo avevamo capito che sarebbe stato così difficile crescere dei bambini e allora diamo loro dei sostituti genitoriali (a questo proposito sottolineo che esistono modi per sbloccare tutto questo meccanismo).

Ricordate? I bambini vanno dove sentono amore.

Li abbiamo allontanati da noi, resi degli orfani del nostro esserci e loro ne hanno attinto all’unica fonte alternativa che abbiamo offerto. 

Prima i cartoni, poi i videogiochi, poi le chat e infine i social.

Amore, questo cercano.

ASPETTO NEUROSCIENTIFICO

Avrete tutti sentito parlare della definizione nativi digitali.

Nel 2001 si è imposto questo termine, coniato da Mark Prenksy.

Definizione criticata, rivisitata ma che ha prodotto per parecchi anni la sensazione che questi bambini nascessero con delle facoltà superiori in ambito tecnologico. Ricordate i video che giravano tempo fa di lattanti che utilizzavano touchscreen? Ricordate le infinite applicazioni per la primissima infanzia dove tocco un elemento e succede qualcosa? Ricordate i terribili giochi per neonati che simulavano smartphone?

Ecco, i nativi digitali.

Ce la siamo ciucciata tutta questa retorica quando invece la più corretta sarebbe quella di orfani digitali.

E vi spiego perchè.

I bambini costruiscono ed edificano loro stessi e la percezione di mondo interagendo con questo, loro toccano qualcosa e questo si sposta, loro tirano e qualcosa cade, loro sbattono e qualcosa si rompe, loro fanno qualcosa di divertente e il mondo circostante ride.

Questo funzionamento è sostenuto dalla produzione di dopamina da parte del cervello, l’ormone del divertimento e del piacere. Quello che ci fa dire “ancora! Ne voglio ancora!! Fammi ancora il solletico, corrimi dietro ancora, giochiamo ancora a palla!”.

Questo è anche l’ormone della ricompensa, della gratificazione, regola la motivazione personale, la memoria, l’apprendimento e la concentrazione.

Quando i bambini guardano un cartone divertente il rilascio di dopamina aumenta.

Quando giocano ad un videogioco che li gratifica o fornisce ricompense il rilascio di dopamina aumenta.

Quando uno schermo dice loro “bravi, bravissimi!!” il rilascio di dopamina aumenta.

Quando chatto e qualcuno mi fa sentire visto, amato, apprezzato il rilascio di dopamina aumenta.

L’effetto che questo produce è molto simile a quello della dipendenza da sostanze stupefacenti, ecco perchè quando spegniamo uno schermo la reazione del bambino può far supporre la necessità dell’intervento di un esorcista.
Stiamo stoppando il rilascio di dopamina, stiamo creando una riduzione del flusso del piacere.
Un po’ come se qualcuno durante un amplesso arrivasse e vi dicesse “Adesso basta, tempo scaduto, fermi tutti rivestitevi e ognuno a casa sua!”.

Questo non significa che vi esorto a non interromperli, no.
Piuttosto a non spaventarvi o precoccuparvi per la loro reazione, è assolutamente adeguata a quanto sta avvenendo e alle forze in circolo.

ASPETTO PEDAGOGICO

Questo riguarda più la questione genitoriale educativa in senso stretto, ossia quella che definisce la qualità e quantità della nostra cassetta degli attrezzi, di quegli strumenti di cui ci dotiamo per gestire le situazioni con i nostri figli.

Un primo punto importante è: non è difficile essere genitori, è difficile esserlo senza strumenti.
È difficile esserlo senza aver riaperto la propria storia ma lasciando che questa ci trascini dentro ferite vecchie che nascondiamo dietro il nome “mio-figlio-mi-fa-prendere-un-colpo”.

E se abbiamo pochi strumenti, se una parte di noi teme l’infanzia noi con questi figli non sappiamo che farci, non sappiamo dove collocarli, come interagirci, come costruire un rapporto basato sull’autenticità.
Ci spaventano, loro e le loro richieste che non capiamo e quando lo fanno accettiamo la risposta che il mercato illusorio e malato ci propone: “ACCENDIMI!!”.

Li abbiamo visti nei ristoranti, li abbiamo visti alle riunioni, li abbiamo visti nelle case, nei passeggini e nei carrelli. Bambini che venivano sedati con un semplice clic.

Allora non lamentiamoci se poi a 8 anni non vogliono più stare con noi e si chiudono in camera a giocare, li abbiamo feriti, allontanati, ammutoliti e quelle saranno le conseguenze della nostra relazione, non della società.

Se siete arrivati fin qui, adesso dei consigli pratici ve li meritate tutti, una piccola lista da copiare su dei post-it e attaccare sul frigo, o sul cruscotto. Appunti da copiarsi a penna sul braccio o tenerseli come screensaver del telefono.

  1. via le tv dalle case! Facciamo crescere i bambini senza l’informazione che queste siano le nostre divinità domestiche piuttosto che loro (da leggere “sermone ai cuccioli della mia specie” di Mariangela Gualtieri);
  2. Evitate gli schermi prima dei 2 anni;
  3. iniziate a guardare qualcosa assieme dopo i 2 anni, di selezionato, di valutato e considerato. Ergo non lasciate i bambini da soli davanti agli schermi. Fateli diventare dei momenti di condivisione e scambio, non di attesa o ripiego;
  4. Selezionare sempre! Sì a cartoni tranquilli, brevi (puntate da 20 minuti non film da un’ora e mezza), con storie comprensibili, semplici e quiete. Consiglio la serie Minuscule o la talpa Kretk. Film in stile Disney, Pixar o compagnia bella dopo i 4-5 anni;
  5. mentre giocano tv spente;
  6. Sì a tanta musica e fiabe sonore;
  7. Sì a documentari! Se proprio dobbiamo guardare qualcosa ampliamo lo stupore e la conoscenza di ciò che esiste;
  8. Gli schermi si spengono prima di cena, dopo non si accende nulla (possibilità di aumento di problematiche connesse al sonno);
  9. il telefono non è un gioco e lo usano solo gli adulti;
  10. Le foto si possono anche fare con il telefono ma se il bambino ha spesso desiderio di vederle, si stampano e si creano dei meravigliosi album fotografici che tanto aiutano la ricostruzione del vissuto e della propria narrazione;
  11. videogiochi dagli 8-9 anni, con limiti gestiti dai genitori. Telefono dagli 11-12 con family link e applicazioni di controllo che limitano possibilità di utilizzo (di tempo e contenuti). Non si tratta di abuso di potere ma responsabilità genitoriale;
  12. Giocate assieme a loro ai videogiochi che scaricano e utilizzano, dovete anche qui continuare a fare un lavoro di selezione, dialogo e confronto con loro;
  13. non abbiate il timore di spegnere tv, consolle e pc quando il tempo scade. Non pretendete da loro la maturità di sapersi regolare,  sarebbe semplicemente pretenzioso. Noi siamo i genitori e loro i figli, c’è un’asimmetria. Noi creiamo un confine di sicurezza e li aiutiamo a sostenere la frustrazione che si potrebbe creare se questo a loro non piace.
  14. Non arrabbiatevi se non spengono, non urlategli dietro, non puniteli, non ricattateli, non minacciateli. Ricordate che hanno bisogno di sentirvi vicini, accoglienti e non giudicanti;

E poi, continuate a giocare con i bambini, sempre, che essi abbiano 2, 8 o 13 anni.

Continuate a curare la relazione, annaffiatela, cambiatele il vaso, concimatela, parlatele e non date mai nulla per scontato e ricordate che la prima cosa che dovreste chiedervi quando i bambini prediligono uno schermo alla vostra presenza è: quanti segnali ho inviato di presenza, accoglienza a questo bambino per riuscire a dar lui la sensazione di protezione e amore?
Se saranno degli orfani digitali saremo noi a stabilirlo, ogni giorno, per molti anni.

E adesso forza, spegniamo tutti questi schermi, corriamo da loro, costruiamo una casetta sul divano con i cuscini, facciamo un pic nic con i popcorn mentre gli insegniamo a giocare a briscola allenandoci per la prossima gara a coppie che verrà organizzata dal più vicino circolo degli anziani non appena saremo di nuovo nelle condizioni di vivere ciò che conoscevamo del mondo di fuori.

In attesa di questo, quello di dentro, è già perfetto.

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3 thoughts

  1. Ohhh di questo argomenti ne avevo sentito parlare molto e da varie persone sotto diversi aspetti. Mi è piaciuta molto la multilateralità dell’intervento. Grazie!
    Inserisco anche una testimonianza del mio piccolo vissuto. A casa nostra la tv non c’è, mai messa perché nessuno la guardava da anni ed è stata considerata una spesa superflua. In compenso siamo pieni di libri e “guarda caso” a nostra figlia (2 anni) piace moltissimo leggere, cosa che spesso è un’attività genitore/figlia.
    Altra cosa che la mancanza di tecnologia secondo me ha portato, è stato il concentrarsi molto sull’ambiente che c’è a disposizione e questo una volta, ha scatenato l’interessante considerazione di un vicino, che vedendola giocare in cortile ha detto “comunque Ariel, rispetto a tanti bambini che vedo, è molto presente nell’ambiente reale”. Lo ammetto, mi sono un po’ gonfiato in quel momento XD Conferma molto l’idea che da tempo avevo (anche da non addetto ai lavori) che eliminare certe distrazioni, permette di far crescere un individuo molto immerso nel reale, una persona consapevole di ciò che la circonda. Spero si colga il senso anche se sintetizzato.

    Purtroppo la pandemia ha un po’ spezzato questo modus operandi, siamo scesi al compromesso della videochiamata con i nonni che non potevamo più andare a trovare (lo considero comunque un utilizzo comunicativo e non di attesa, poi non so se fa differenza). Questo un po’ ha allentato la presa da parte nostra ed ha aperto l’esperienza al mondo tecnologico, ora capita che vuole vedere dei video che abbiano come oggetto sempre qualcosa di reale (es. le campane che suonano, versi di animali). Tutto sempre molto centellinato, anche se a volte mi chiedo se questi pochi minuti non siano un sassolino che comincia a rotolare dalla montagna. Vedremo l’evolversi.

  2. Tutto molto corretto… ma nella ns famiglia addirittura la tv l’abbiamo accesa intorno ai 5 anni solo x dvd da guardare insieme, nessun videogame, nessun telefono fino ai 13 anni. Abbiamo giocato, letto e viaggiato coi ns figli e continuiamo a farlo ( beh viaggiare no, purtroppo). Il 15 enne da un anno è perennemente al telefono oppure gioca alla play, dobbiamo fare sforzi sovrumani per convincerlo a fare due tiri a canestro in giardino…quindi direi, che in alcuni casi, la situazione pandemica è stata veramente scatenante.

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