Illustrazione di Andrea Wan

I bisogni degli esseri umani si possono tradurre in diritti e il riconoscimento dei diritti, passa anche attraverso la dichiarazione di alcuni doveri.

Se riconosco il diritto del bambino a nutrirsi, dovrò inevitabilmente cucinargli qualcosa.

Se riconosco il diritto al riposo, dovrò muovermi con passi felpati attorno a qualcuno che dorme, mentre io sono in preda all’insonnia e il mio desiderio di cambiare colore alle pareti domestiche, spostando mobili e stendendo teli di plastica, dovrà per forza di cose trovare requie.

Se riconosco il diritto alla libera espressione, dovrò aprire orecchie e chakra di fronte a qualcuno che desidera confrontarsi con me, che ha qualcosa da dire, o vuole esprimere il suo disappunto e malessere. L’espressione esige l’ascolto e l’ascolto si pratica in silenzio.

Vedete, il meccanismo è semplicissimo.

Riconosco dei diritti, pratico dei doveri.

Perchè vivendo in comunità sociali, questo accade, siamo in interconnessione, in scambi bidirezionali e sì, ci tocca. Impegnarci intendo, perchè reclamare diritti è facile, ma se poi dobbiamo farlo con gli altri mettendo in campo i nostri doveri la questione muta, si complica e ci iniziano a formicolare i nervi.

Ora dopo questa introduzione potremmo prendere diverse vie, centinaia di declinazioni, migliaia di situazioni a cui applicare questo pensiero ed argomentarlo, ma oggi lo sposteremo dentro la scuola, perchè a me davvero qualcosa non torna, non porta e vorrei parlarne.

A inizio anno nella scuola i genitori firmano documenti su documenti, patti di co-responsabilità e alleanza tra docenti e famiglie.
Le scuole producono PTOF (piano triennale dell’offerta formativa), lo fanno partendo dalle indicazioni nazioni per il curricolo, documento meraviglioso dove si descrive una scuola che al momento non sembra pervenuta, salvo rarissimi casi tenuti sotto scorta e protezione come creature in pericolo di estinzione.

Gli insegnanti per entrare nelle graduatorie devono passare attraverso anni di formazione, devono studiare e prepararsi, hanno continui aggiornamenti da fare, devono ogni giorno confrontarsi con una coscienza e una propria moralità.

Eppure, nonostante tutto questo, ancora si sentono insegnanti che minacciano bambini, che dopo 5 ore di scuola, danno loro compiti che li costringeranno ad impegnarne altre 6 al grido di “è il loro dovere!!”.

Si sentono insegnanti che urlano ai bambini frasi come “Qui comando io!”, “Io sono il grande e tu il piccolo, quando crescerai dirai quello che ti pare”, “Tu stai zitto quando lo dico io e non permetterti di rispondermi”.

Si insegna l’abuso di potere, si insegna a soffocare la ripugnanza di fronte a chi manca di rispetto, si insegna a non dare tutele, si insegna a dominare chi è in una posizione di minore forza rispetto alla nostra, si insegna che basta firmare un documento dove si scrivono tante belle intenzioni su come è bello rispettarsi, metterlo in un cassetto e poi chi si è visto si è visto.

Cari adulti, genitori e insegnanti, se davvero crediamo nei diritti dei bambini abbiamo il dovere di rispettarli, così come abbiamo il dovere di pretendere rispetto da chi in quel momento se ne occupa.

Tra i doveri degli insegnati io metterei:

  • ha il dovere di guardarsi ogni giorno allo specchio e promettere a se stesso di rispettare profondamente ogni bambino che incontrerà;
  • ha il dovere di non giudicare i bambini;
  • ha il dovere di non umiliare;
  • ha il dovere di ascoltare profondamente quello che un bambino dice o fa, scendendo negli abissi della sua giovane vita e cercando le motivazioni profonde dietro le sue parole e gesti;
  • ha il dovere di ricordarsi di esser stato bambino ed entrare in empatia con quella storia, rielabolandola e affrontandola;
  • ha il dovere di chiedere aiuto e di rivolgersi a persone competenti in caso si renda conto di non avere strumenti per gestire emotivamente i suoi alunni;
  • ha il dovere di fermare un collega che umilia o maltratta un suo alunno. Di fronte all’abuso nessun pronome possessivo è più valido, si interviene e basta, tutelando il bambino e ricordandosi che il silenzio è collusione;
  • ha il dovere di chiedersi a giorni alterni perchè insegna e se la risposta è il lavoro fisso (non si offenda chi ha risposte più nobili, ma sapete meglio di me quanti motivino così questa scelta) vi prego siate onesti, impavidi e rispettosi di voi stessi, cercate qualcosa che faccia vibrare ogni vostra singola cellula e esplodere il vostro cuore di gioia e primavere fuori stagione;
  • ha il dovere di leggere i documenti dove si parla di quello che un insegnante dovrebbe fare.

Su quest’ultimo dovere vi faccio qualche esempio di quello che si dichiara nelle indicazioni:

“Vivere le prime esperienze di cittadinanza significa scoprire l’altro da sé e attribuire progressiva importanza agli altri e ai loro bisogni; […] implica il primo esercizio del dialogo che è fondato sulla reciprocità dell’ascolto, l’attenzione al punto di vista dell’altro e alle diversità di genere, il primo riconoscimento di diritti e doveri uguali per tutti; significa porre le fondamenta di un comportamento eticamente orientato, rispettoso degli altri, dell’ambiente e della natura.Tali finalità sono perseguite attraverso l’organizzazione di un ambiente di vita, di relazioni e di apprendimento di qualità, garantito dalla professionalità degli operatori e dal dialogo sociale ed educativo con le famiglie e con la comunità.”

oppure:

L’insegnante “Sollecita gli alunni a un’attenta riflessione sui comportamenti di gruppo al fine di individuare quegli atteggiamenti che violano la dignità della persona e il rispetto reciproco, li orienta a sperimentare situazioni di studio e di vita dove sviluppare atteggiamenti positivi ed imparare a collaborare con altri.”

Questi sono solo alcuni piccoli esempi, vi assicuro che nel testo di riferimento ne troverete a centinaia.

E a voi cari genitori, vi invito a leggervi bene quello che avete firmato, quello che la scuola ha dichiarato, a pretendere risposte, a segnalare abusi di potere.

La violenza sociale è una catena e noi potremmo trovarci in qualsiasi anello in qualsiasi momento, a ciascuno di noi è data la responsabilità di fermarla e spezzarla. È faticoso e spaventoso, ma questo è il nostro dovere di adulti responsabili e protettivi, questo crea le basi per un rapporto di fiducia tra noi e i nostri figli.

Questo crea le basi per una società di pace e rispetto.

Non abbiate paura a denunciare, non pensate mai che chi abusa del suo potere sia forte, lo fa solo con chi è più debole.

Ed ora via, tutti a leggere le indicazioni, a farvi venire un po’ di mal di stomaco e da domani si cambia il mondo, un diritto alla volta, una riunione dopo l’altra, senza rabbia, senza offese, ma con il sorriso e la forza di chi sa che l’amore e il rispetto sono le armi più disarmanti che ci siano.

2 thoughts

  1. Sono d accordo di ogni singola tua parola, ma dissento totalmente quando affermi che gli insegnanti si formano e si aggiornano per anni e anni. Da quando la formazione é diventato un diritto dovere, per quanto si sia indorata la pillola della formazione di ambito, vedo sempre le stesse persone avere sete di conoscenza e -ahimè – tasto più dolente tra tutti i nuovi arrivi: riciclati da altri ambiti di lavoro dai quali pedagogia, psicologia, educazione sono delle emerite sconosciute e dove l’improvvisazione la fa da padrona.
    Ci vuole una seria selezione come avviene in altri ambiti e non solo leggi e leggine che permettono l’ingresso nel mondo della scuola a “cani e porci”.

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