Illustrazione: Henn Kim

Tutto l’amore che ho,
oltre la soglia del tempo, del mio che è finito, mi travalica e tende filamenti elettrici verso il fiume impetuoso che scorre sopra la mia testa ed io ne sono goccia che cade.

Tutto l’amore che ho,
è tutto ciò che so della vita, del luogo misterioso testimone del mio incontro, di quello tra due infinitamente piccoli che hanno originato il mio essere infinita possibilità.

Tutto l’amore che ho,
è il tempo di un’infusione, di una bustina di speranza intinta in un oceano caldo e pieno di fede e lentiggini luminose, ritmate da battiti festanti.

Tutto l’amore che ho,
è il residuo di un big bang che riflette i suoi cerchi vitali da miliardi di anni senza mai perdere il ritmo, il tempo, lo spazio, la volontà, la fiducia, la possibilità di farmi esser qui.

Tutto l’amore che ho,
è quello di una figlia infinitamente grata alla vita, al mutare degli eventi, all’universo che dispone le migliori portate a chi accetta di sedersi in quella che sembra una stamberga pericolante.

Tutto l’amore che ho,
è il motivo per cui i miei polmoni non hanno mai smesso di dimenticare come si respira, gli occhi hanno continuato ad aprirsi e la bocca a bagnarsi di umide e timide parole.

Tutto l’amore che ho,
è contenuto nella frase: “nostra piccola bambina”, che mai le mie cellule dimenticheranno e che nessun eruzione potrà cancellare.
Alta 1000 metri è la montagna che la regge, dove le nuvole toccano il sogno e la terra si perde nel passato.

Tutta la vita che ho la devo a chi l’ha contenuta tra organi schiacciati e pensieri scomodi, a chi sempre ha lasciato che fosse mia pur non comprendendola, a chi ha cercato di infilarla in un taschino o dentro una pipa.

Ogni giorno rinasco, ogni giorno risiedo in me,
ogni giorno scelgo di non dimenticare che tutto l’amore che ho deriva da un uomo e una donna che hanno scelto di farmi spazio restringendo il loro.

A tutti i genitori che si fanno piccoli, che rischiano di perdersi dentro vite strette, che lottano per non dimenticare la propria voce e come il proprio corpo sa danzare scalzo, a tutte le fatiche che un figlio richiede, a tutte le eroiche sopravvivenze alle contingenze quotidiane, a tutti i bambini che non smettono di respirare, alle nostre infanzie spavalde che sono cresciute tra soli e tempeste

A tutti voi, è destinato tutto l’amore che ho.

A tutti noi e a tutta me, testimone tra miliardi dell’amore di un figlio che alla vita e per la vita ringrazia.

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