Illustrazione: Anna Knopf

Le cose stanno così.

Uno cresce, si sistema, cerca di contrastare le previsione catastrofiche che gli piovevano addosso quando chi ne esercitava la potestà genitoriale lo vedeva ciondolare la domenica per casa senza mai togliere il pigiama, guardando annoiato serie americane di basso livello e mangiando merendine.

Uno ce la mette tutta per entrare nel mondo degli adulti, per ritagliarsi una piccola porzione di spazio che non sembri sopravvivenza, ma che possa definirsi vita, a tutti gli effetti.

E allora trova il lavoro, magari dei sogni, si compra la macchina, si trova una casa, e ne va bene una qualsiasi per iniziare che poi si fa sempre in tempo a sistemare la situazione, intanto meglio uscire da quella dove si è cresciuti.

Non guarda più le serie di bassa lega, ma programmi impegnati, legge il quotidiano e cura la cattedrale del suo corpo meritando l’orgoglio di chi gli urlava contro perchè al risveglio poteva avere una chipster appiccicata alla guancia o i capelli adatti ad ospitare nidi di topiragno.

Diamine se ce l’hai messa tutta!

Ti svegli pure presto ora, mangi sano e svuoti le lavatrici subito, dopo il primo lavaggio, non dopo n lavaggi che compassionevoli verso di te si susseguivano al passo con la tua mancanza di voglia di stenderne il contenuto.

Sei diventato un tipo rispettabile, uno di quelli che se morisse domani tutti direbbero “era tanto onesto, quieto, tranquillo, un cittadino modello, uno di quelli di cui ci si poteva fidare”, quello a cui lasceresti le chiavi di casa mentre sei in vacanza per controllare le orchidee e dare da mangiare al gatto.

E non è stato mica semplice diventare tutto ciò, uno che lascia la cucina in ordine prima di andare a letto e rifà il letto prima di uscire di casa. Ci sono voluti anni di allenamento e app per trasformare buone abitudini in routine.

E non solo sei diventato un essere rispettabile, ti sei sistemato lavorativamente e sei diventato autonomo ma ti sei anche fidanzato.

Ovvio, dopo tutto ciò, la coppia non poteva che essere una favola.

Dopo i primi timidi aperitivi al tramonto di estati complici, sono arrivate le prime notti insieme, i primi vestiti lasciati nella stessa casa, i primi viaggi, lo sbrillocco e l’attesissimo sposalizio che ti ha definitivamente iscritto all’albo dei tipi seri, per bene, che fanno le cose come si deve, una alla volta in ordine cronologico e crescente.

E a quel punto, sistemati i trasporti, contributi e tredicesima, tetto sopra la testa, metà della mela con cui costituire un’unità, manca l’ultimo tassello, anche perchè ci sarà un senso se arriva per ultimo, ovvio, perchè così uno si può preparare.

I figli, vanno fatti da grandi per essere adulti consapevoli, maturi, saggi ed equilibrati e tu, tutto questo lo sei senz’altro. Ti sei perfino seduto al parco ad osservare i genitori per esser certo di non fare errori.

Cribbio se eri pronto!

Lo hai sentito tu e lo ha sentito il tuo orologio biologico che era giunta l’ora di compiere il passo, di saltare là dove non si può più tornare indietro.

E lo hai fatto, dopo averlo atteso una vita, dopo aver preparato tutto per lui, cosa di cui ti rendi conto solo ora, eccotelo lì, tra le tue braccia.

Finalmente ora, potrai mettere in campo tutti i grandi talenti esistenziali accumulati.

Ed è proprio quello il punto in cui si apre una finestra temporale e vieni catapultato indietro di anni, per qualcuno decenni.

All’improvviso ti ritrovi con le stesse mutande addosso per giorni, non sai più che giorno è, perfino google calendar non sa più cosa fare con te.

Hai risolto il problema delle lavatrici bruciando i vestiti sporchi perchè tanto con tutti quelli che hai comprato in questi anni in cui avevi tempo (mio Dio il tempo!) puoi campare per i prossimi 6 mesi che ti sembrano un’eternità e una meta agognata.

All’improvviso, neanche tu sai come, da quando quella creatura meravigliosa con la bocca a cuore, il respiro dall’odore di latte e le cacche che non ti fanno schifo ma tenerezza, all’improvviso, hai smesso di rifare il letto, anzi, ti sei scordato di averne uno, dormi sul divano o sulla poltrona da giorni, ma perlopiù non dormi e passeggi per il corridoio per ore cantando.

Senza sapere perchè ti ritrovi a fare after in cucina alle 8 di mattina, guardando sconvolto in silenzio il tuo partner in attesa che la moka urli il suo “sto arrivando belli e sono tutto caldo. Oh sì, se sono caldo e lo so che non aspettate altro che avermi”. Ecco, quando è successo che hai iniziato ad attribuire voci piene di malizia agli oggetti per fingere di avere vite avventurose, non potresti dirlo no.

Eppure eri diventato equilibrato.

Non potresti dire neanche quand’è che hai iniziato a mangiare cibi industriali e ordinare spesa online. Speri che Greta non passi sotto casa tua quando il corriere consegnerà la spesa e tu ti nasconderai dietro un cespuglio a fumarti una sigaretta con soli 3 tiri, vincendo di diritto il premio intergalattico per la competizione mai indetta di fumo in apnea.

Eri certo di essere pronto, ci puoi giurare.

E allora forse accade lì, forse succede mentre sta suonando il citofono, mentre il cane (che hai preso quando avevi tempo) abbaia, mentre la polenta si brucia (che idea fantastica fare la polenta vero?), mentre il bambino ha appena rovesciato una bottiglia di olio che ti eri portato dietro e avevi appoggiato nella sedia vicino al citofono, forse accade mentre scopri che sono i testimoni di Geova e li fai salire fingendo interesse almeno qualcuno guarderà il bambino mentre finirai di girare la polenta, forse accade mentre il bambino si fa la pipì addosso, oppure mentre i testimoni cercano di liquidarti mentre tu pur di trattenerli fai domande sul loro credo e chiedi di poter tenere una rubrica che parli di sopravvivenza sulla “torre di guardia”, forse accade mentre la testimone n°1 cade sull’olio rovesciato.

No, sarà sicuramente quando la polenta è ormai carbonizzata e per entrare in cucina servono maschere antigas.

Ecco, è in quel momento che ti rendi conto che tutto quello che avevi fatto prima non era altro che una visita medica sotto sforzo e la vera maratona è appena iniziata.

È lì che a voglia di piangere all’improvviso diventa voglia di ridere e tutto inizia a cambiare peso, le priorità si shackerano e prepari un nuovo life cocktail in attesa di poter riprendere in mano la variante martini, tra 10 anni, si intende.

Ammetti a te stesso che forse non eri pronto, che puoi avere 20, 40, 50 anni ma la faccenda non cambia quando smetti di essere uno. Puoi progettare tutto da solo, puoi essere il boss della vita adulta ma con un infante attorno cambia tutto, e “tutto” va letto con una certa solennità.

Sorridi del tuo esserti creduto pronto, del tuo aver voluto fare tutto con ordine quando “con ordine”, con la capacità di vivere con un bambino, non c’entra niente, proprio nulla.

Accetti che i piani possono fottersi e portare a casa la giornata diventa l’unica cosa necessaria e che la polenta può aspettare 3 o 4 anni, si fotta pure lei, e per ora una minestra fatta con il dado andrà benissimo.

In quel momento ti accorgi che hai una chipster attaccata alla guancia, hai un nido per toporagni in testa, sei ancora in pigiama e sono ore che fai il conto alla rovescia del tempo che ti separa dalle repliche di Dawson’s Creek che guarderai non appena il pupo dormirà.

Ti guardi allo specchio, guardi tuo figlio e nonostante tutto pensi che non ci sia nulla di più perfetto, meraviglioso e tragicomico di quello che stai vedendo e vivendo e che questa è esattamente la vita che desideravi.

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2 thoughts

  1. AH AH! Non ho figli, ma sono zia e so per via indiretta di ciò che parli. Ricordo che alcuni anni fa c’era un blog che si chiamava: ero una brava mamma prima di aver figli. Il titolo dice tutto, come dicono tutto le frasi conclusive del post.
    Auguri di buon anno e di buona vita.

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