Uno degli obiettivi formativi della scuola dovrebbe essere quello identitario, una sorta di competenza esistenziale, ossia quella capacità di rimanere ancorato a se stesso, la conoscenza delle proprie radici, del proprio presente e del proprio futuro.

Ma di preciso, come si giunge a questo meraviglioso punto di arrivo?

Nella nostra scuola abbiamo introdotto, a fianco delle discipline classiche, l’autobiografia come materia di studio vero e proprio.

Pensate cosa accade durante un processo psicoterapeutico.

Solitamente il cliente viene sostenuto dallo specialista nel processo di ricostruzione della propria storia, della propria infanzia. Viene condotto in un viaggio a ritroso nelle proprie radici per scoprire dove i nodi si sono formati, prenderne consapevolezza e iniziare a scioglierli.

E se questo processo iniziasse da piccoli in maniera preventiva?

E se un bambino crescesse con la comprensione di come funzionano i meccanismi psichici, di come gli umani gestiscono le relazioni? Se crescesse con la consapevolezza di quale sia il proprio copione di vita? Se crescesse sapendo quale stile di attaccamento ha sviluppato con i propri genitori?

A casa azzurra (elementari e medie) i bambini lavorano in ordine su:

  • le proprie radici familiari: costruzione albero genealogico (parenti morti, nomi, date e mestieri che si ripetono, ecc..)
  • storia del proprio nucleo familiare, come si sono conosciuti i suoi genitori, come è nato l’amore tra loro;
  • storia della propria gravidanza (cos’è accaduto mentre erano in grembo, fatti importanti, stato d’animo dei genitori, ecc..)
  • la propria nascita: com’è andato il parto, chi li ha presi in braccio per primi, chi era presente;
  • i primi anni di vita analizzandoli mese per mese (fatti importanti, evoluzioni, metodi educativi adottati, ecc..)
  • costruzione della propria linea del tempo;
  • visione del presente;
  • proiezione futura attraverso meditazioni, attività artistiche ed espressive, liste di desideri, sogni a voce alta, lettere a se stessi tra 15 anni.

I risultati di questo processo sono duplici, perchè non solo i bambini conoscono meglio la loro storia, ma parallelamente lavorano le loro famiglie.

Rispondendo alle domande che i bambini pongono loro per completare le indagini che portiamo avanti, riflettono su questioni alle quali davano scarsa importanza o che avevano rimosso.

La scuola deve essere a servizio della vita e non viceversa.

La scuola non deve disinnescare i bambini rendendoli apatici di fronte a contenuti e nozioni che non hanno alcuna attinenza con l’esistenza.

La scuola dovrebbe essere il luogo per eccellenza in cui acquisire competenze emotive, relazionali, di gestione del proprio mondo interiore, lo spazio in cui sperimentare rabbia, tormenti, ed esprimere senza giudizio pensieri irrazionali e inconfessabili.

La scuola dovrebbe sostenere l’individuo e proteggere la sua identità, non lavorare per il sistema socio-economico dominante.

Pensate che rivoluzione se in ogni scuola venisse introdotta questa disciplina, pensate che rinnovamento sociale se ogni ragazzo riuscisse ad essere consapevole della propria storia, con tutti i dettagli che la compongono.
Pensate che ricchezza per l’umanità, crescere bambini padroni delle proprie scelte e non schiavi della loro storia inconscia.

Pensate se non fosse solo un pensiero, ma azione quotidiana.

E magari non pensateci solo, provate a scegliere dalla lista uno dei punti ed esploratelo.

E se non sapete da dove iniziare, provate dal vostro albero genealogico, da qui

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