I bambini si sa, mettono a dura prova anche gli adulti più pazienti (ma anche gli adulti non scherzano con le prove di pazienza e tolleranza che chiedono ai bambini…).

Può capitare che per uscire da situazioni imbarazzanti  o complicate, gli adulti cadano nella facile trappola del ricatto, che ha due facce: il premio, la punizione.

Entrambe sono figlie del desiderio di risolvere rapidamente la questione ed entrambe hanno la stessa problematica: allontanano il bambino dalla profonda comprensione delle situazioni, delle emozioni, delle dinamiche di causa-effetto tra azioni e comportamenti.

Mettendo un oggetto del desiderio o di minaccia per portare il comportamento del bambino dove desidero, in sostanza allontano il bambino da se stesso e dalla costruzione di un codice comportamentale che non sia veicolato costantemente da un adulto (pedagogia del bastone e della carota), ma che abbia chiari criteri.

Con le minacce, il principio causa-effetto viene distrutto.

Alcuni esempi:

“Se mangi tutte le verdure poi guardi la televisione”

“Se non ti sbrighi non ti compro le figurine”

“Se ti comporti bene al supermercato ti compro la cioccolata”

“Se a scuola fai il bravo ti compro un gioco”.

Come appare chiaramente, in queste situazioni il bambino non è messo nelle condizioni di comprendere il nesso logico tra il comportamento desiderato e la ricompensa o punizione finale.

E’ come se si dicesse ad un marinaio di navigare senza bussola.

Quella che può sembrar la soluzione più rapida, corre il rischio di diventare un boomerang, quando il bambino inizierà a pretendere e a fare quelli che alcuni adulti definiscono erroneamente “capricci”.

Ossia, un bambino che ha compreso che il meccanismo per fare o ottenere qualcosa che gli adulti utilizzano è quello della ricompensa positiva o negativa, utilizzerà in seguito la stessa moneta.

Avete mai sentito bambini dire:

“Se non mi presti la matita non ti invito al mio compleanno”

“Se vuoi che vengo con te a fare la spesa mi devi comprare un gioco”

“Faccio il bagno se mi fai giocare con il tablet”.

Ma la cosa più pericolosa, non è il fatto che il bambino riutilizzi il meccanismo a suo vantaggio, quanto il fatto che ogni volta che viene ricattato perde di vista se stesso. Si allontana sempre di più dai suoi obiettivi e desideri. 

Il ricatto mette nelle condizioni di svolgere azioni o tenere comportamenti solo per il raggiungimento di un fine, ossia il fine giustifica i mezzi. Portando questo ragionamento all’estremo sarebbe come dire: “non rubo perchè sennò finisco in prigione”, anzichè dire :”non rubo perchè non lo ritengo corretto e rispettoso verso gli altri”.

Il miglior modo per allontanare il meccanismo del ricatto è quello di lavorare sulla consapevolezza, attraverso il dialogo e l’alfabetizzazione emotiva. 

La soluzione è nell’esprimere precisamente i nostri sentimenti e bisogni, in modo da mettere i bambini nella condizione di poter fare lo stesso.

Ad esempio, la frase “Se non ti sbrighi non ti compro le figurine”, potrebbe essere sostituita con :”sono davvero in ritardo oggi, mi dispiace metterti fretta ma ho bisogno che tu mi venga incontro.”

Il bambino deve poter comprendere perchè gli stiamo chiedendo qualcosa, in questo modo anche lui imparerà a farlo. 

Deve esser sostenuto nel cammino che conduce a se stesso, provate ad immaginare la costruzione della sua identità come un sentiero in montagna, ed ora immaginate che ogni volta che lo ricattate è come se invertiste delle frecce che indicano la direzione. Il bambino esploratore, perderebbe tantissimo tempo per tornare al punto da dove si era smarrito, rischierebbe di perdersi, oppure finirebbe col delegare il suo cammino a qualcun altro spaventato dall’eventualità di fallire e impoverito di bussole efficaci.

Sembra difficile ma non lo è, basta non spostare le frecce ne manomettere le coordinate.

Dai, che se ce la fate vi regalo una caramella…

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