I cambiamenti avvengono quando gli individui prendono consapevolezza, la consapevolezza è favorita dall’informazione.

L’informazione spazza via l’ignoranza, i pregiudizi e le misconoscenze che creano stupidi arroccamenti ideologici.

In vetta alla classifica delle scarse conoscenze spicca il mondo educativo e scolastico.

“Forse non tutti sanno che” è una celebre rubrica della settimana enigmistica ma anche il perfetto incipit della proposizione che continua con “la scuola non è obbligatoria”.

Ebbene sì, se credevate ancora alla favola dei carabinieri che vengono a prelevarvi a casa per farvi adempiere ai vostri obblighi istituzionali, deponete i terrori di collodiana memoria e scordatevi i gendarmi col pennacchio che bussano alle porte.

Un meraviglioso documento nazionale, la costituzione, recita così:

“L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.”

Che detto in soldoni significa che i bambini hanno diritto all’istruzione, ragion per cui lo Stato istituisce le scuole statali per garantire tale diritto. Ma chiunque è libero di garantirlo in modalità differenti, ad esempio tramite l’istruzione parentale, l’avvio di scuole autonome o assoldando un precettore privato.

La scuola non è obbligatoria.

Il diritto all’istruzione sì, è un obbligo al quale gli adulti vengono chiamati a rispondere in favore dei bambini.

È inoltre fantastico osservare come l’articolo inizi parlando di arte e scienza e non di italiano e matematica, che sono al momento i tasselli portanti del carico scolastico che i nostri figli portano.

Questo articolo è sconosciuto ai più ahimè, così come altri che riguardano i nostri diritti di cittadini.

Così come lo è la questione riguardante i programmi.

I programmi ministeriali non esistono più, sono stati aboliti con la legge sull’autonomia scolastica del 1997, nella quale viene spiegato che il ministero fornirà solamente delle indicazioni generali che potranno essere declinate in programmi dai singoli istituiti, per cui da scelte arbitrarie di professionisti dell’educazione.

Vi invito a leggerle queste indicazioni, manifesto onirico di una scuola a misura di bambino, centrata sul personale processo di crescita di ciascuno, sulle singole potenzialità, su percorsi personalizzati, sulla trasmissione dell’amore per la conoscenza e non sull’imposizione. Questa conoscenza fa parte dei nostri doveri genitoriali.

Occorre sapere che non è obbligatorio imparare le tabelline entro febbraio della prima elementare e gli egizi entro il 4 ottobre della quarta.

Occorre sapere che nel testo che gerarchicamente viene prima del programma che l’insegnante redige, si parla di rispetto, ascolto, lentezza, sostegno psico-fisico, emozioni e relazioni.

Occorre informarsi per scegliere consapevolmente e comprendere l’operato di un insegnante.

Per cui, prima di scagliarsi contro chi sceglie percorsi scolastici differenti bisognerebbe sapere di cosa si sta parlando, perché chissà, magari andando a cercare il pelo nell’uovo si potrebbe scoprire che sono proprio queste le scuole più in linea con le indicazioni nazionali per il curricolo.

Sarebbe interessante valutare una scuola non per la pinguedine nozionistica degli alunni ma per il reale rispetto del loro ruolo attivo e protagonista nel processo di crescita ed istruzione.

Sarebbe bello ci fosse un po’ meno superficialità in questioni di tale profondità e complessità.

Infine, sarebbe bello, intravedere nell’infanzia un bene comune da proteggere e tutelare, un patrimonio dall’Unesco, una specie in estinzione.

Partiamo dall’informazione intanto, poi il processo di trasformazione sarà una cascata naturale.

Partiamo dallo studio della nostra costituzione.

Informazione, consapevolezza, cambiamento.

Semplice no?

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