Sempre più spesso mi arrivano mail di persone che seguono il sito, con racconti di vicende personali e richieste di consigli.

Provo a rispondere a tutti, ma non riesco sempre.

E allora rubrica del cuore sia, cercherò di trasformare le risposte ad alcune mail in articoli che possano essere di interesse comune.

Partiamo da uno dei pensieri che attanagliano i genitori, potremmo iscriverlo nella categoria a-b-c’ho-l’ansia: l’inserimento al nido.

Argomento evergreen che non passa mai di moda, nonostante la bibliografia esistente, i racconti non richiesti di parenti e conoscenti e le indicazioni delle educatrici, è un momento molto delicato che rischia di far vacillare anche chi la teoria l’ha compresa tutta.
Proviamo a fare ordine.

Per inserimento si intende la fase di transizione tra la famiglia e il nido, e non intendo il tragitto in macchina, ma il delicato processo di adeguamento al nuovo contesto, di costruzione di fiducia con le nuove figure di riferimento e di accettazione della nuova situazione.

Esistono alcune regole d’oro per far sì che questo momento sia costruttivo, sereno, emotivamente armonico:

  1.  GRADUALITA’. Se siete genitori, vi consiglio di prendervi una settimana di ferie e accettare il fatto che potrebbe volerci anche di più. Non è prevedibile come un bambino reagirà, non valgono a nulla protocolli redatti da pedagogisti, la vera chiave sarà l’attenta osservazione del bambino, l’ascolto delle sue comunicazioni e messaggi. Un buon inserimento non può esser fatto lanciando dentro un bambino e lasciandolo piangere, neanche stando due mesi a scuola con lui. Come in una scala cromatica, il passaggio dovrà essere graduale e il tempo trascorso con i genitori lentamente sfumarsi con quello trascorso a scuola per giungere ad una distinzione ed equilibrio tra i due ambiti.
  2. SALUTO. Non andare mai via senza salutare il bambino. La frase “vado via senza che mi vede tanto sta giocando tranquillo”, è una facile scorciatoia che conduce ad un burrone. Il bambino impara a non aver fiducia negli adulti che ha a fianco. Il comportamento di svignarsela quando non si è visti, viene considerato dal bambino un inganno, un tradimento e desta in lui paura e in qualche caso attaccamento morboso al genitore che può esser tradotto nella frase “ti starò sempre attaccato perchè se ti perdo d’occhio poi scompari e mi lasci solo”. Tornando al nido, prima di andarvene avvertite il bambino che state per andare e poi quando decidete e le insegnanti credono che sia arrivato il momento giusto, salutate senza esitazione.
  3. RESPONSABILITA’. Non dite frasi tipo “dimmi tu quando posso andare”, “ti va bene se vado?”. Così facendo scarichereste la gestione della situazione, e quindi la responsabilità, sul bambino. E’ pretenzioso richiedere al bambino di gestire la situazione, lo state investendo di un carico gravoso. Se non riuscite voi figuratevi lui che neanche ha chiesto di andarci al nido!
  4. ANSIA. Contenete le manifestazioni di ansia per il distacco. Il bambino ha bisogno di sentirvi sicuri che avete fiducia nel posto in cui lo state lasciando e nelle persone che si prenderanno cura di lui. Ha bisogno di sentirvi sinceramente pronti  a gestire la paura di non esser più a stretto contatto, di non poterci essere, di non poter sostenere. Siate serene, non euforiche, non con le lacrime agli occhi, ma con la serenità d’animo di chi sa che una vita che viene messa al mondo ha il diritto di emanciparsi, crescere, separarsi e che questo è il primo di un lunga serie di esercizi di autonomia ed indipendenza.
  5. SINCERITA’. Se salutandolo gli dite “mamma va a comprare il pane”, poi tornate trionfanti con una baguette sotto il braccio. Se dite che andate dalla parrucchiera, tornate sfoggiando un vistoso cambiamento tricologico. Anche qui ne va della vostra credibilità agli occhi dei bambini.
  6. PIANTO.  Nel momento del saluto, è normale che il bambino potrebbe piangere, è la sua manifestazione di dissenso. Una volta usciti i genitori, spesso i bambini si consolano facilmente con le educatrici. Qualora questo non dovesse accadere non è normale che un bambino pianga per ore ed ore filate. Non è normale che un’educatrice non lo consoli. Non è normale che venga lasciato solo su un passeggino. Non è normale che venga definito “capriccioso” o “frignone”. In questi casi, le educatrici dovrebbero fissare un colloquio con la famiglia per comprendere che tipologia di attaccamento il bambino può aver costruito fino a quel momento, come poterlo aiutare e sostenere costruendo un percorso di inserimento mirato.
  7. RICONGIUNGIMENTO. Quando tornate a prendere il bambino, non gli saltate al collo come se fossero 3 lustri che non vi vedete. Non assalite il bambino perchè vivete un senso di colpa per averlo lasciato. Siate sobri, avvicinatevi con amorevole quiete. Chiedete com’è stato, e non cos’ha fatto. Raccontategli cosa avete fatto voi e non che vi è mancato al punto che rischiavate di impazzire.
  8. RITORNO DI FIAMMA. Può accadere che anche gli inserimenti che sono iniziati nel migliore dei modi, ad un certo punto vacillino. Ossia, bambini che apparivano molto sereni vadano incontro a dei momenti in cui sembrano più nostalgici, recalcitranti e oppositivi rispetto all’ambiente nido. Non sempre questo significa che è avvenuto qualche evento traumatico. Potrebbe dipendere dalla presa di consapevolezza del bambino che la novità è diventata routine e questo può essere faticoso da gestire. Può dipendere dal fatto che le ore in cui sta al nido sono troppe e allora forse è meglio, pur mantenendo la frequenza, diminuire di un po’ l’orario per permettere al bambino di entrare serenamente nel nuovo ritmo. Se ripetutamente il bambino per almeno due settimane, piange e si dispera perchè non vuole più entrare consiglio di fissare un colloquio con le educatrici per valutare la loro posizione e consigli e il vostro livello di serenità e fiducia per poter esser di supporto al bambino in questa delicata fase. Non è da escludere l’ipotesi che il contesto sia educativamente insalubre per il bambino e che lui lo stia manifestano apertamente.

E adesso una piccola carrellata di comportamenti da evitare come le infradito con la neve:

  • durante la fase di inserimento del bambino, in cui sarete nel nido, non mettetevi a fare l’animatore organizzando giochi di gruppo, canzoncine e trenini con gli altri bambini. Vostro figlio sarà completamente smarrito dal vostro ruolo.
  • non nascondetevi nella macchia attorno alla scuola,  sbirciando i bambini da lontano, facendo foto da condividere nelle chat di famiglia. E’ inopportuno ed anche un po’ inquietante vedere teste sbucare dal pitosforo…
  • tornare in ritardo. Sì le lacrime, l’ansia, il mio piccolino, ma sappiamo tutti che un genitore che ha un’ora d’aria, quando se ne rende conto potrebbe avere delle botte di adrenalina. Se vi immergete nella vasca, mettete un timer, se andate a fare shopping svuotate prima la carta dai soldi, se andate a fare una passeggiata non serve che arrivate sulle Alpi!
  • chiamare in continuazione la maestra e inviarle messaggi per sapere come va. E’ ovvio che se qualcosa andasse storto sarebbe lei a chiamarvi, fidatevi della sua professionalità e permettetele di lavorare.
  • fare altri figli durante il tempo in cui il bambino è al nido… -.-‘ (ma allora siete masochisti?!)
  • salutare il bambino dicendo “mamma va”, “sto andando”, “lo vedi che vado”, “guarda che non torno subito”, “tu rimani qui, senza di me”, ecc… finchè il bambino non scoppia a piangere (lo so è dura, una mamma può sentire il proprio ruolo vacillare, ma fate attenzione a non creare ricatti emotivi).

Per concludere, vi dico che non esiste un momento  perfetto per l’ingresso al nido. Le situazioni sono sempre differenti e vanno lette nella loro complessità.

Il proprio attento sguardo non dovrebbe essere sostituito da frasi fatte o protocolli prestabiliti.

Non affliggetevi se l’inserimento non sta andando esattamente come pensavate, riflettete sui motivi per cui avete scelto questa strada, sulla fiducia che avete posto nella struttura, stringete la mano delle educatrici, assieme, e solo assieme, si può condurre un bambino verso la sua crescita.

Osservazione e ascolto, sono le migliori modalità per garantirgli il rispetto di persona.

CONSIGLIO DI LETTURA PER I BAMBINI: “A più tardi” di Jeanne Ashbé-

 

fiori

 

 

 

 

 

 

 

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