Questo articolo è dedicato a tutti coloro che prendono sul personale un bambino di 18 mesi che, guardandovi, fa cadere ripetutamente un biscotto a terra.

No, non ce l’ha con voi. Non vi sta sfidando, non vi sta provocando, non sta cercando di scatenare in voi una reazione nucleare.

Sta mettendo in atto un preciso comportamento psico-evolutivo legato alla sua età.

Da circa 1 anno, 1 anno e mezzo, il bambino inizia a comprendere sempre più chiaramente che dispone di una volontà propria, differente da quella genitoriale. Questa scoperta è eccitante e spaventosa e per poter padroneggiare questo nuovo strumento ha necessità di un lungo periodo di prove, tentativi e ripetizioni per desumere le precise regole e comprendere il confine di sicurezza che gli permetterà di sviluppare se stesso in autonomia e serenità.

Per spiegarvelo con un’immagine, pensate che il bambino fino ad un certo punto è come se vivesse in un’unica stanza, condividendola con voi. Quella stanza simboleggia la sua volontà che è fusa con la vostra. Ad un certo punto (che non scegliete voi..) nella stanza si apre una porta che conduce ad un giardino (volontà del bambino). Quello che ora il bambino farà, sarà andare nel giardino e tornare indietro più e più volte durante la giornata per comprendere chiaramente il nuovo meccanismo in modo da padroneggiarlo con sicurezza. In particolare i comportamenti che metterà in campo saranno:

  • ogni volta che rientra nella stanza, cercare lo stato delle cose che aveva lasciato. Se ogni volta che me ne vado, quando torno trovo tutto cambiato mi sento insicuro, ho paura e non mi voglio più allontanare. Questo meccanismo si palesa con il bisogno del bambino di ripetere certi ritmi (orari della giornata precisi), utilizzare gli stessi oggetti (vuole sempre lo stesso bicchiere, la stessa maglia, ecc..), seguire certe sequenze (es: prima mi lavo, poi mi vesto, poi faccio colazione). Se qualcosa viene modificato può avere manifestazioni di disappunto e frustrazione di varie intensità, dal ringhio ai capelli strappati.
  • quando uscirà nel giardino, ne percorrerà tutto il perimetro toccando la recinzione. Qualora dovesse trovare un buco o una maglia lenta, il bambino inizierà a spingerla segnalando il pericolo e chiedendo di aggiustarla. Questo si traduce nel comportamento ripetitivo di una certa azione per la quale si è ricevuta una risposta incoerente (una volta affermativa e una volta negativa, positiva da un genitore e negativa dall’altro) oppure quando la risposta o l’intervento dell’adulto è stato particolarmente carico emotivamente come solitamente non accade, o in seguito ad un semplice no. Il bambino percepisce che c’è un pericolo e chiede di porre rimedio. Perché se la rete è rotta il bambino potrebbe sì fuggire, ma soprattutto potrebbe entrare qualche mostro e sappiamo bene quanto per un bambino il senso di sicurezza sia fondamentale.

Se si è arrivato fin qui, si è capito pertanto che non esiste che un bambino provochi o sfidi un adulto (stiamo parlando di bambini di 1-2-3 anni), ma che un bambino fiutando una risposta non adeguata e percependo uno stato confusionale e di paura ricrea la situazione per vedere se la risposta sarà migliore, uguale o diversa.

Mettetela così, è come se i bambini avessero un ciak e ripetessero la scena dandovi la possibilità di giocarvela meglio.

Se vi mettete sul piano personale della provocazione, mi spiace, ma forse non vi siete ancora appropriati del vostro ruolo di adulti e una parte di voi è ancora bloccata nell’infanzia. Insomma, se pensate che un bambino che fa cadere un bicchiere vi provoca, la domanda che dovremmo farci è “chi è il bambino in quella situazione..?”.

E allora che si fa?

Esistono dei consigli pratici da mettere in campo per gestire al meglio la situazione, anche perché questo periodo (per tranquillizzare i genitori comunemente chiamato i terribili 2), sembrerebbe essere connesso con la fase adolescenziale. Ossia, giocatevela bene questa fase, perché a 2 anni vi fa cadere la paletta dal terrazzo, a 16 anni se non ha confini chiari, ci butta la nonna col quadro di Padre Pio.

Il mantra che i genitori dovranno ripetere sarà: COERENZA E PAZIENZA.

Risposte costanti che non mutano e pace interiore nell’esporle.

Se decido che il telefono non si può usare perché non è un gioco, continuerò serenamente a rispondere “no” a tutti i tentativi del bambino di prenderlo. Se mi agiterò, e al decimo no farò uscire un suono acuto, o il bambino noterà la vena sulla tempia in procinto di esplodere, state pur certi che questi sarà il gioco del prossimo mese: provare a prendere il telefono e vedere se la mamma scoppia in mille pezzi come un palloncino.

La coerenza non riguarda solo la risposta mantenuta nel tempo, ma anche la concordanza di risposte tra genitori. Fornire risposte comuni in questa fase è necessario per permettere al bambino di percepire sicurezza e una base solida all’interno della famiglia. Per cui deponete l’orgoglio e le armi, perché lo so che in coppia si potrebbe tirar già una parete solo per decidere se dare al bambino il tofu o la pancetta affumicata ma in questa fase non potete permettervelo. Confrontatevi quando il bambino dorme, ma quando è sveglio e vi osserva comportatevi da adulti e siate uniti.

Comunque rasserenatevi, è una fase, una semplice fase. Quando non tirerà più il bicchiere, probabilmente sarà la volta dei cassetti svuotati e poi del cappello da strappare e lanciare a terra, e poi dei tasti del computer. Ma voi non abbattetevi, questa è la meraviglia della vita che apprende attraverso la ripetizione. Immaginate che lavoro incredibile che stanno facendo questi bambini per comprendere come funziona il mondo, noi abbiamo solo l’umile compito di mandare messaggi chiari e comprensibili.

I figli si potranno fare pure per caso, ma per crescerli serve tanto amore, fiducia, tolleranza, rispetto, accettazione e informazione.

Purtroppo vantare nel proprio curriculum di esser stato bambino non sempre funziona come qualifica per comprendere il bambino che si ha davanti.

 

insetti

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