Nonostante i benpensanti e quelli con la scandalo facile, le tette sono ormai sdoganate, e le mamme allattano ovunque con orgoglio e fierezza.

Ma questo articolo non parlerà di questo, nè dei benefici dell’allattamento, nè delle mamme che non hanno latte.

Qui parleremo di quello che accade attorno ad una mamma che allatta.

Iniziamo col chiarire un concetto di psicologia evolutiva.

La Montessori introdusse il concetto di mente assorbente per spiegare la modalità di apprendimento del bambino. Come dice la parola stessa, questa mente permette al bambino di assorbire tutto il mondo circostante, lo fa avidamente e inconsciamente. Allo stesso modo Piaget diceva che il bambino succhia l’universo in questa fase.

Potreste controbattermi che anche voi in qualsiasi momento assorbite l’ambiente circostante e invece no, noi adulti abbiamo una tendenza alla selezione, alla scelta e alla limitatezza percettiva.

Vi faccio un esempio per spiegarvi meglio come funziona la mente di un bambino. Immaginate di andare in un bosco con un bambino, vi munite di cestini, uno voi e uno lui. Voi sceglierete di raccogliere solo alcune cose che selezionerete in maniera accurata, un fungo commestibile, le castagne, delle foglie particolarmente belle, un po’ di muschio e alla fine della vostra passeggiata potrebbe esserci ancora spazio per altro. Verosimilmente, il bambino dopo 10 minuti vi chiederà di aiutarlo a portare il cestino perchè troppo pesante. In soli 600 secondi, avrà raccolto pietre, rami, borra di gufo, teschi di topo, cartucce abbandonate, tappi arrugginiti, topi secchi,  fiori, pigne e scolopendre.

Ed è esattamente così che funzionano le nostre menti: quella adulta seleziona, la loro assorbe tutto.

Ora torniamo al bambino piccolo, che venga allattato al seno o al biberon in questa sede fa poca differenza.

Il bambino è appena nato e la mamma si gode il momento del nutrimento del piccolo (dopo aver attraversato la fase iniziale in cui ad ogni poppata ci si sente trafitti da mille spilli). Il momento si ripete spesso durante la giornata e la mamma trascorre a volte ore spalmata sul divano, sul letto o sulla poltrona con il piccolo in grembo. All’inizio lo guarderà strabiliata, gli parlerà, gli canterà, lo accarezzerà, ma prima o poi potrebbe arrivare il momento in cui si inizierà a domandare come ingannare il tempo durante le lunghe poppate. Tra le tante risposte potrebbe arrivare lei: la televisione.

Se la mamma cederà alla tentazione, questa potrebbe presentarsi sempre più frequentemente ed in men che non si dica la televisione potrebbe diventare un’abitudine costante.

Ora proviamo ad analizzare la situazione dal punto di vista del piccolo.

Sono piccolo, in osservazione del mondo che catturo e comprendo sulla base delle esperienze che vivo. Inizio a creare delle connessioni che si imprimeranno nel mio inconscio, non saranno mai cancellate ma riemergeranno in futuro sotto forma di sensazioni e intuizioni. Mia madre mi allatta o mi nutre attraverso il biberon. In quei momenti vivo un profondo appagamento. Mia madre è con me (piacere), il latte è tiepido (piacere), mi sento protetto e sicuro (piacere), il corpo è caldo, avvolgente e morbido (piacere) e c’è la televisione (x). Simili esperienze ripetute, possono portare la parentesi con l’incognita a riempirsi con la percezione di piacere, a causa di inconsce connessioni profonde che legano tra loro le variabili di un dato evento.

Avete mai conosciuto persone che tengono la televisione sempre accesa senza guardarla e alla domanda “perchè non la spegni?” rispondono “perchè mi tiene compagnia” ?

E se questo fosse il passaggio futuro? Ossia un inconscio che in presenza di una sola variabile è in grado di allacciare la totalità delle esperienze passate.

Detto in soldoni: io tengo la televisione accesa perchè penso mi faccia compagnia, in realtà il mio inconscio è sintonizzato in quella dimensione di calore, sicurezza, piacere, nutrimento e amore che provavo mentre mia madre mi allattava guardando la televisione.

Ovviamente il discorso potrebbe estendersi a tablet, smartphone, litigi durante le poppate, ecc..

Quindi care mamme, armatevi di libri, di musica, di poesie. Se sentite il bisogno di fare qualcosa durante le lunghe poppate, passate ai bambini connessioni profonde fatte di rumore di pagine che girano, di carta stampata, di violoncello e arpa.

Pensate che mondo sarebbe se leggendo un libro tutti riuscissero a rivivere il piacere provato durante le cure che una madre amorevole ci donava.

Questa sì, che sarebbe una bella rivoluzione.

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