Rivendico il diritto a differire le risposte nel tempo.

A ricevere un messaggio oggi e decidere di leggerlo domani o tra una settimana, per poi rispondere tra un mese o chissà, anche tra un minuto se mi va.

Sono una fan delle lettere, della cera lacca e delle buste stropicciate che sanno di viaggio, di imprecazioni di postini e motorini per le consegne.

Mi mette una certa ansia la tecnologia comunicativa moderna con tutte quelle spunte, quei colori che cambiano, quei segnali delle mie scelte, delle mie stanchezze, delle mie fughe.

Preferisco la carta, i tempi delle lettere, l’insicurezza nel non sapere se sia arrivato il nostro messaggio e se mai ne riceveremo risposta.

E i nostri bambini? I bambini del 2018? Che sensazione avranno loro nei confronti dei tempi della comunicazione? Saranno vittime della nevrosi moderna o riusciranno a percepire altre possibilità? Io intravedo una possibile traiettorie negli amici di penna.

Quando ero piccola e frequentavo i lupetti avevo scelto di prendere come specialità corrispondenza, ed è lì che conobbi e mi innamorai della messaggistica cartacea.

Ricordo con precisione estrema il brivido di gioia quando nella cassetta delle lettere intravedevo la busta, l’emozione nel leggere il mio nome e la frenesia nello strappare la carta per scoprirne il contenuto.

Una delle emozioni più belle e incantevoli.

E poi c’era tutto il seguito, la carta che sceglievo di usare, le penne, i disegni, gli “allegati” (giochi, doni, foto), la busta da leccare, il francobollo, il suono sordo della lettera che cadeva nel cassone assieme alle altre e i giorni successivi a chiedersi se fosse giunta a destinazione.

Vi siete mai chiesti perché i bambini di oggi dovrebbero imparare a scrivere a mano?

Togliete le risposte ovvie, quelle del buonsenso culturale, per i bambini non è ovvio nulla di ciò in cui crediamo noi. Per i bambini è ridicolo che andiamo a lavoro invece di rimanere in pigiama a dipingere carote, è ridicolo che siamo seri e stressati ed è ridicolo quando non riusciamo a vedere l’oceano attorno al divano. I bambini hanno altri paradigmi e altre misure. Ma tornando alla scrittura, quando ci vedono scrivere? Quanti di noi mostrano ai bambini situazioni di scrittura manuale? Chi tiene quaderni e diari personali? Chi si esercita nella calligrafia? Chi scrive inviti a mano?  Forse una nicchia, forse sporadicamente. E allora, perché i bambini dovrebbero scrivere?

L’anno scorso in alcune scuole che ho visitato negli Stati Uniti a seguito di un’analisi sulla realtà attuale e l’impatto delle tecnologie neanche lo insegnavano più, e ragazzini di 14 anni sapevano a malapena scrivere il nome del loro canale youtube.

Siete inquietati? Io sì e allora propongo di mettere in piedi un movimento di amici di penna colossale, propongo di iniziare a scriverci, di esporre i bambini ad adulti scriventi  e noi stessi alla lentezza senza spunte, né orari di ultimo accesso, ecc..

Io inizio, vediamo chi mi segue. Mi offro per intavolare corrispondenze serie, ironiche, surreali e pedagogiche con chiunque lo voglia. Potete scrivermi a

Emily Mignanelli

Via Recanati 62

Osimo AN 60027

Che i francobolli siano con me!

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