ci sono cose che nessuno ti dirà mentre studierai per diventare maestra.
Cose che nessuno si prenderà la premura di spiegarti durante il tuo percorso di studi universitario.
Imparerai a memoria tomi di didattica, pedagogia e psicologia evolutiva, molti li scorderai rapidamente, proprio come avvenne per tutto ciò che studiasti da bambino.
Farai decine di simulazione di programmazione di attività, di unità didattiche e progetti.
Nessuno però ti dirà cosa ti aspetterà davvero.
Se hai scelto questo lavoro perché i bambini sono tanto carini, lascia perdere.
Non li rispetterai se continuerai a guardarli come dei cuccioli di labrador, stupendi e commoventi.
Tu dovrai guardarli per gli uomini e le donne che saranno, che sono.
Tu dovrai amare i loro genitori, con tutte le loro fragilità e rigidità, dovrai amare l’umanità di ognuno. La pedagogia non è la scienza del bambino ma la scienza dell’uomo.
E soffrirai.
Le prime volte che uscirai da scuola sarai distrutto, falciato dalla verità dei bambini.
Sarai piegato dalle tue aspettative che verranno frantumate in un sol colpo.
Se non sarai abbastanza stupido da voler piegare i bambini, saranno loro a piegare te.
Ti piegheranno la testa, ti costringeranno a guardare le tue debolezze, le tue ipocrisie.
Ti piegheranno fino a farti vedere cosa significa sentirti piccolo.
E piangerai.
Verserai calde lacrime di commozione quando riuscirai a trovare la chiave per comprendere i misteri che custodiscono.
Verserai lacrime amare quando non saprai come gestire la classe, quando tutto ti sembrerà fuori dal tuo controllo, o quando vedrai colleghe strillare, umiliare e il senso di impotenza e paura ti assaliranno.
Verserai lacrime di stanchezza quando lo stress diventerà disperazione.
E vorrai fuggire.
Scoprirai che i bambini non sono come te li immaginavi.
Scoprirai che non sai nulla di loro, che gli anni universitari non sono serviti a nulla, che nessuna di quelle conoscenze ti aiuterà a comprendere i loro silenzi, i loro pianti antichi.
E ti sentirai inutile quando scoprirai che i bambini sono già scienziati, chimici, esploratori, pittori, poeti e filosofi.
Potresti anche non vedere tutto ciò, la tua ottusità potrebbe portarti a pensare di essere indispensabile, fondamentale e necessario per la loro crescita.
Loro ti ameranno e tu ti sentirai svuotato.
Cosa potrai mai dare a delle anime così belle quando ti sentirai morire dentro?
Perché ci sarà un momento in cui questo accadrà.
Non perdere d’occhio il tuo dolore.
E’ la prova iniziatica, la supererai, a patto di passare per il fuoco.
Il rogo ti brucerà, ti depurerà.
Lascerà radure fertili. Non spegnerlo, sarai una foresta mutilata, incompiuta.
Lascia che il senso di frustrazione, inadeguatezza, paura ti attraversi.
Non perdere l’occasione di risorgere dalle tue ceneri.
Tieni stretta la tua umanità, potresti rischiare di avvizzire interiormente.
Potresti correre il rischio di diventare arrogante, quando penserai che i bambini possono fare tutti la stessa cosa, li avrai ridotti ad uno, mentre loro sono miliardi.
Evita di dare giudizi, di sindacare, condannare e etichettare.
Ogni bimbo mostrerà le tue fragilità, ti metterà a nudo.
Un bambino emotivamente distaccato? No, sei tu che non riesci a solleticare la sua anima e pretendi di entrare scavando col badile.
Un bambino agitato? No, sei tu che non gli lasci esprimere la sua vita.
Un bambino oppositivo? No, un bambino sano, che non permette di mandare a segno gli attentati pedagogici che gli stai rivolgendo.
Un bambino silenzioso? No, sei tu che non senti la sua voce.
Pochi te lo diranno, ma tra tutti quei bambini ci sarai anche tu.
Non cercare di dimostrare a nessuno di essere grande, forte, autoritario, capace.
Il tuo non è un lavoro, ma un privilegio, un lusso, non sciuparlo.

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