Voi cosa fareste se vostro figlio venisse sospeso dall’utilizzo del pulmino della scuola per episodi di bullismo?
Se non avete alcuna idea, un buon uomo americano ha deciso di accorrere in soccorso dei numerosi genitori che in giro per tutto il mondo hanno lo stesso problema e non sanno come affrontarlo.
Ha deciso di filmare la sua geniale idea educativa, pubblicarla e in pochissimi giorni il video è diventato virale.
L’atto educativo consiste nel far correre il bambino a scuola con lo zaino sulle spalle sotto la pioggia, per una settimana.
Il padre totalmente inconsapevole dell’abuso di potere che sta mettendo in atto, tipico del bullismo, si dà pacche sulle spalle dicendo a se stesso “questo vuol dire fare i genitori!”.
Sono sconvolta che questo video sia stato pubblicato da testate nazionali senza indicazioni d’utilizzo, senza un commento, senza alcuna attenzione né premura, senza spendere una parola sull’atrocità di quanto mostrato.
Sono fin troppo certa, purtroppo, che adulti poco avvezzi ai viaggi interiori ed alla riflessione sul proprio vissuto, possan prender spunto da quanto mostrato.
Possano realmente credere che quell’uomo è un padre d’oro, che ha trovato una perfetta soluzione per risolvere il problema del figlio, senza rendersi conto che il problema è esattamente lui stesso (il padre, ovvio..).
Questo tipo di tecniche educative, rientrano nella pedagogia nera, filone studiato da svariati psicologi e pedagogisti con lo scopo di aiutare gli adulti ad emanciparsene riconoscendo l’orrore che tali tecniche creano e i meccanismi perversi e pieni di dolore che innescano. 
Chiunque abbia visto questo video ha ora una grandissima responsabilità sociale. Parlatene, condividete la vostra indignazione, invitate chi si loda con questo padre a guardare la vicenda dal punto di vista del bambino, dal punto di vista dell’infanzia di quest’uomo che non deve esser stata a sua volta serena, accogliente e rispettata se è arrivato ad esser un simile padre.
State accanto a chi accidentalmente possa aver pensato che quanto mostrato sia normale.
Esponete la vostra umanità e dichiarazione di condanna verso simili adulti ed azioni.
Ho paura di fronte a simili episodi.
Ho paura del mondo che stiamo edificando, dell’omertà collettiva, dell’educazione tradizionale che non ha mai tempo per le emozioni, per il sentire, per l’accogliere, per prendere in carico la complessità dell’esistenza.
Ho paura come quando lo scorso anno in pieno centro a Rimini un uomo ha iniziato a picchiare una donna, io incinta di 6 mesi e la mia amica abbiamo provato a metterci in mezzo e portare via la donna. Abbiamo fermato tutti gli uomini che passavano per strada, nessuno ci ha aiutate, addirittura uno ha affermato di esser psicologo e che non avrebbe fatto nulla perché se la vittima non chiede aiuto non vuole esser salvata. Abbiamo chiamato il 113, nessuno è intervenuto, abbiamo richiamato e abbiamo scoperto che non era addirittura mai partita nessuna pattuglia.
In quel momento ho avvertito un fortissimo senso di impotenza, di paura, il timore che nessuno ci aiuterà, che in caso di emergenza saremo soli, in mezzo ad una folla.
Tornando al padre che insegna al figlio ad esser bullo vi invito a non fare girare il video, a non pubblicarlo, a non farlo più rimbalzare.
Ricordate che in quel video c’è un bambino, che presto sarà uomo, che potrebbe trovar traccia delle migliaia di condivisioni del video in cui suo padre lo umiliava, troverà commenti di chi sosteneva che se lo meritava, che suo padre era un uomo degno di rispetto, che è così che si fa.
Tutti quegli adulti stanno inconsciamente cercando di difendere i loro carnefici dagli abusi vissuti a loro volta nelle rispettive infanzie.
Il bullismo lo insegniamo noi ai bambini, è ora di prenderne atto e di nasconderci dietro frasi vuote tipo “è colpa della società”.
Applicando un pensiero di Brian Swimme, il quale sostiene che “l’uomo non ha ancora capito che quando parla dell’universo è l’universo che parla di se stesso”, direi che non sono certa che gli uomini abbiano capito che quando parlano della società è la società che parla di se stessa.
Noi siamo i bulli.
Noi siamo gli individui da educare.
Noi siamo le persone da cui proteggere i bambini.

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